ArtƎ Inombra @2026
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EL AQUELARRE

Francisco Goya

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La charmeuse de serpent

Henri Rousseau

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Davide e Golia

Caravaggio

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La bohémienne endormie

Henri Rousseau

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Martirio di San Matteo

Caravaggio

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Le Bonheur de vivre

Henri Matisse

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le marché d'esclaves

Jean-Léon Gérôme

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Nu bleu II (Blue Nude II)

Henri Matisse

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Prayer in the Mosque

Jean-Léon Gérôme

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Friedrich Nietzsche

Edvard Munch

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Ascension impériale

Jacques-Louis David

Come l'Assessorato e due consiglieri comunali hanno abbracciato la storia di un'intera generazione di skater, vincendo una scommessa sul futuro.

Da Lisbona a Finale Ligure,

un viaggio in skate per l'arte e la libertà.

COM'È NATA L'IDEA DEL VIAGGIO? HOW DID THE IDEA FOR THIS TRIP COME ABOUT?

«È nata una sera di venerdì. Era una di quelle notti caotiche, piene di rumore e stress. A un certo punto esco dal locale per prendere un po’ d’aria. Mi accendo una sigaretta, alzo lo sguardo e vedo la luna, il cielo e le luci di Lisbona. Poco più in là c’è il bar dove io e Tom ci incontriamo spesso. In quel momento mi sono sentito chiuso, come se stessi sprecando tempo, come se stessi vivendo in una routine che non mi apparteneva più. Mentre fumavo pensavo alle scelte che facciamo nella vita e alle conseguenze che portano. E all’improvviso mi è arrivata un’idea chiara, liberatoria: voglio partire. Voglio fare un viaggio in solitaria fino a casa mia (Finale Ligure). Prendo subito il telefono, apro Google Maps e vedo che se scendo fino al sud del Portogallo e poi continuo a seguire tutta la costa, prima o poi ci arrivo davvero. già da quel momento penso di farlo in skate, è sempre stato il mio modo di muovermi, di respirare, di liberare la testa. Alla fine è nata così: come una sfida con me stesso, per capire se ero capace di farla davvero.» «It was born on a Friday night. It was one of those chaotic nights, full of noise and stress. At a certain point, I stepped out of the venue to get some fresh air. I lit a cigarette, looked up, and saw the moon, the sky, and the lights of Lisbon. A little further away was the bar where Tom and I often meet. In that moment, I felt trapped, as if I was wasting time, living in a routine that no longer belonged to me. While smoking, I thought about the choices we make in life and the consequences they bring. And suddenly, a clear, liberating idea came to me: I want to leave. I want to take a solo trip all the way to my home (Finale Ligure). I immediately grabbed my phone, opened Google Maps, and saw that if I went down to the south of Portugal and then kept following the entire coast, I would eventually get there. I decided right then to do it on my skateboard, because it has always been my way of moving, of breathing, and of clearing my head. In the end, that's how it was born: as a challenge to myself, to see if I was truly capable of doing it.»

RACCONTAMI L'INCONTRO CHE HA PORTATO TOM A PARTECIPARE? HOW DID TOM BECOME PART OF YOUR TRIP?

«Io volevo farlo da solo questo viaggio. Non pensavo che qualcuno volesse venire con me… nella mia testa era una cosa troppo matta, quasi un mio delirio. La sera dopo, per puro caso, incontro Tom dopo lavoro. Non so perché, ma invece di andare a casa come faccio di solito, cambio idea e vado al bar dove spesso ci vediamo e passiamo le serate. Qualcosa mi ha spinto ad andarci, non saprei dirti cosa. Entro e trovo Tom al bancone. Parliamo un po’ e gli racconto dell’idea del viaggio. Lui è incredulo ma super gasato. Ci pensa un secondo e poi mi chiede se può venire anche lui. E la verità è che, in fondo, era quello che volevo: che me lo chiedesse. Io e Tom siamo come due fratelli, siamo molto simili. Era quasi naturale che ci finissimo dentro insieme.» «I wanted to do this trip alone, you know. I didn't think anyone would want to come with me... in my head, it was too crazy, almost my own delusion. The night after, purely by chance, I ran into Tom after work. I don't know why, but instead of going home like I usually do, I changed my mind and went to the bar where we often meet and spend our evenings. Something pushed me to go there, I couldn't tell you what. I walked in and found Tom at the counter. We talked a bit, and I told him about the trip idea. He was incredulous but super stoked about it. He thought for a second and then asked me if he could come along too. And the truth is, deep down, that's exactly what I wanted: for him to ask me. Tom and I are like brothers. It was almost natural that we would end up in this together.»

MOMENTI CHE TI HANNO COLPITO? MOMENTS THAT STOOD OUT TO YOU?

«Pochi giorni dopo la partenza c’era una discesa enorme, scendendo verso il sud del Portogallo, in Algarve. Una discesa lunga, aperta, che portava verso Lagos. Davanti a me si vedevano queste colline basse, tonde, con sopra le pale eoliche che giravano piano. Ai lati della strada c’erano distese di verde chiaro, quella vegetazione tipica dell’Algarve: cespugli bassi, campi coltivati a tratti, tutto secco ma vivo allo stesso tempo. Ogni tanto si vedevano trattori, muretti di pietra, e quelle strisce di terra rossiccia che contrastano con il verde. L’orizzonte era enorme, aperto, senza niente che ti chiudesse la vista. E io ero lì, in skate, a scendere quella discesa con l’aria che mi tagliava la faccia. Facevo fatica anche a respirare da quanto scendevo veloce, ma ero felice. Quando siamo arrivati in fondo, io e Tom abbiamo fatto un urlo di liberazione, ridendo, perché stavamo davvero vivendo il momento. Mi ricordo un ponte gigantesco, sospeso tra due colline, a Ronda in Andalusia. Stavo lì a guardarlo e non smettevo di chiedermi come avessero fatto a costruirlo, quanto tempo ci fosse voluto, quante persone avessero lavorato… e chissà quante persone magari avevano perso la vita per costruirlo. «A few days after we left, there was a huge downhill section, descending towards the south of Portugal, in the Algarve. A long, open slope that led towards Lagos. In front of me, you could see these low, round hills, with wind turbines slowly turning on top. Along the sides of the road, there were expanses of light green, the typical Algarve vegetation: low bushes, Mediterranean scrub, cultivated fields in patches, all dry but alive at the same time. Every now and then, you could see tractors, stone walls, and those reddish strips of earth that contrasted with the green. The horizon was massive, open, with nothing blocking your view. And there I was, on my skateboard, riding down that hill with the air slicing my face. I was struggling even to breathe because of how fast I was going, but I was happy. When we reached the bottom, Tom and I let out a cry of liberation, laughing, because we were truly living the moment. I remember a gigantic bridge, suspended between two hills, in Ronda, Andalusia. I stood there looking at it and couldn't stop asking myself how they managed to build it, how long it must have taken, how many people must have worked on it... and who knows how many people might have lost their lives building it.

Puente nuevo (Ronda)

In generale, guardavamo l’arte che ci stava intorno, ma non nel senso classico dei monumenti famosi. Siamo passati attraverso città abbandonate, vere e proprie città fantasma, e ci stupiva vedere come la natura riprendesse possesso degli edifici. Guardavamo tanto, osservavamo molto. Mi ricordo anche un giorno in Andalusia, eravamo stremati dal percorso con zaini enormi, la pelle bruciata dal sole… sembravamo due veri e propri pellegrini. All’improvviso vediamo questa chiesa a Morón de la Frontera. Il custode, Antonio, ci accoglie dentro, parliamo con lui della vita e del nostro viaggio, e poi ci fa fare una visita della chiesa mostrando gioielli antichi. È stato un momento autentico. Un altro momento indimenticabile è stato dopo la città di Sines. A un certo punto stavamo passando in mezzo a delle fabbriche, stradoni brutti, grigi, zero panorama. Non era proprio il massimo. Poi arriviamo a un bivio e decidiamo di andare a destra, senza pensarci troppo. E da lì cambia tutto: ci ritroviamo su questa strada che sembra spaccare il paesaggio in due. All’improvviso siamo in mezzo a una radura piena di mucche. Si sente l’odore di letame, ma allo stesso tempo c’è il verde dappertutto, gli alberi, le balle di fieno, quell’odore di campagna forte ma vero. E la cosa più folle è che le mucche, da un momento all’altro, si mettono a correre. Ci vengono dietro! Noi in skate, loro che alzano tutta la polvere… e noi con il sorriso stampato in faccia. C’era anche un contadino lì vicino che ci guardava e si metteva a ridere. Abbiamo ripreso tutto con la videocamera. È stata una scena incredibile, sembrava quasi finta.» In general, we looked at the art around us, but not in the classic sense of famous monuments. We passed through abandoned towns, real ghost cities, and we were amazed to see how nature reclaimed the buildings. We watched a lot, we observed deeply. I also remember one day in Andalusia; we were exhausted from the journey with huge backpacks, our skin burned by the sun... we looked like two genuine pilgrims. Suddenly, we saw this church in Morón de la Frontera. The custodian, Antonio, welcomed us inside. We talked with him about life and our journey, and then he gave us a tour of the church, showing ancient jewels. It was an authentic moment." "Another unforgettable moment was after the city of Sines. At one point, we were passing through the middle of factories, ugly, gray roads, zero scenery. It wasn't exactly the best part. Then we reached a fork in the road and decided to go right, without overthinking it. And everything changed from there: we found ourselves on this road that seemed to slice the landscape in half. Suddenly, we were in the middle of a clearing full of cows. You could smell the manure, but at the same time, there was green everywhere, trees, hay bales, that strong but genuine country smell. And the craziest thing is that the cows, all of a sudden, started running. They chased us! Us on skateboards, them kicking up all the dust... and us with huge smiles plastered on our faces. There was even a farmer nearby watching us and laughing. We filmed the whole thing. It was an incredible scene; it almost seemed fake.»

CI SONO STATI MOMENTI DIFFICILI TRA VOI DUE DURANTE IL VIAGGIO? WHERE THERE DIFFICULT MOMENTS BETWEEN THE TWO OF YOU DURING THE TRIP?

«Ci sono stati scontri, ma non così gravi come temevo. Io e Tom abbiamo una visione della vita molto simile. Durante il viaggio ci dividevamo i compiti: Tom era il navigatore, io mi occupavo di altre cose. Conosci davvero una persona solo quando trascorri 70 giorni con lei: le sue fragilità, i lati nascosti… con qualcun altro probabilmente ci saremmo scannati. Ci sono stati giorni interi in cui restavamo immersi nella quiete, e quella calma è diventata il filo invisibile del nostro viaggio. Passavamo attraverso montagne maestose, spiagge deserte, sentieri sconosciuti, e spesso ci bastava uno sguardo per condividere stupore o meraviglia. Non c’era bisogno di parole. Ore intere le trascorrevamo a guardare il mare, sentire l’aria sulla pelle, il profumo salato del vento: un silenzio che parlava più di mille discorsi, un silenzio che ci univa senza forzature. Quel silenzio, così naturale, lo condivido davvero con pochissime persone.» «We had some disagreements, but they weren't as serious as I feared. Tom and I share a very similar vision of life. During the trip, we divided the tasks: Tom was the navigator; I took care of other things. You truly get to know a person only when you spend 70 days with them: their vulnerabilities, their hidden sides... with anyone else, we probably would have killed each other. There were entire days when we remained completely immersed in the quietness, and that calm became the invisible thread of our journey. We passed through majestic mountains, deserted beaches, unknown trails, and often just a glance was enough for us to share astonishment or wonder. No words were needed. We spent entire hours watching the sea, feeling the air on our skin, the salty scent of the wind: a silence that spoke more than a thousand conversations, a silence that united us without forcing anything. I truly share that kind of natural silence with very few people.»

DURANTE IL VIAGGIO AVETE INCROCIATO REALTÀ DIFFICILI: C'È UN'EPISODIO CHE TI HA FATTO RIFLETTERE SUL MONDO IN CUI VIVIAMO? DURING THE TRIP, YOU ENCOUNTERED DIFFICULT REALITIES: IS THERE AN EPISODE THAT MADE YOU REFLECT ON THE WORLD WE LIVE IN?"

«Una situazione particolare ci è successa sulla costa sud della Spagna. C’erano questi furgoni della polizia fermi sul ciglio della strada, e davanti una quindicina di migranti, tutti ammanettati con le mani dietro la schiena. I poliziotti erano nervosi, tesi, quasi aggressivi. Noi siamo passati oltre in silenzio, con quella scena che ci rimaneva addosso. Dopo un po’ vediamo spuntare due ragazzi, due di loro, che erano riusciti a scappare. Ci hanno guardati con occhi pieni di vita e di paura insieme, e ci hanno chiesto indicazioni per Málaga. In quel momento ho sentito una felicità strana, profonda: la gioia che almeno loro due avessero trovato una possibilità. È una scena che non dimenticherò mai. Mi è venuto spontaneo pensare che anche io sono figlio di migranti, e vedere quelle persone che cercano soltanto una vita migliore mi ha toccato forte. Mi chiedevo che cosa avessero lasciato dietro di sé, da cosa stessero scappando davvero.» «A particular situation happened to us on the south coast of Spain. There were police vans stopped on the side of the road, and about fifteen migrants were standing in front of them, all handcuffed with their hands behind their backs. The police officers were nervous, tense, almost aggressive. We passed by in silence, with that scene sticking with us. After a while, we saw two young men emerge, two of them, who had managed to escape. They looked at us with eyes full of life and fear all at once, and asked us for directions to Málaga. In that moment, I felt a strange, deep happiness: the joy that at least those two had found a chance. It's a scene I will never forget. It spontaneously made me think that I, too, am the child of migrants , and seeing those people who are only searching for a better life hit me hard. I wondered what they had left behind, what they were truly running from.»

VI CAPITAVA DI 0SSERVARE IL CIELO LA NOTTE? DID YOU EVER OBSERVE THE SKY AT NIGHT?

«Quasi ogni notte. Quando nessuno ci ospitava, finivamo sulla spiaggia, distesi sulla sabbia. All’inizio avevamo una tenda, ma a un certo punto l’abbiamo lasciata andare, come un peso inutile. Da lì in poi, il cielo era il nostro unico tetto. Erano momenti rituali: io e Tom in silenzio, con gli occhi persi tra le costellazioni. Le stelle cadenti sembravano messaggi che qualcuno ci lanciava dall’alto. Nella notte di San Lorenzo il cielo era così vivido che alcune stelle bruciavano. Parlavamo dell’universo, ma non come si fa normalmente. Erano conversazioni che sembravano arrivare da qualche luogo più profondo: domande sull’esistenza, su chi o cosa potrebbe muoversi in spazi che nessuno di noi vedrà mai. E in mezzo a tutto questo, una sensazione: quella che durante il giorno ci perdiamo in pensieri così piccoli da non lasciare traccia. Poi, camminando per le cittadine, osservavo la gente: molti con lo sguardo rivolto a terra, come se il cielo fosse un segreto riservato a chi osa alzare gli occhi.» «Almost every night. When no one hosted us, we ended up on the beach, stretched out on the sand. Initially, we had a tent, but at some point, we let it go, like useless baggage. From then on, the sky was our only roof. They were ritual moments: Tom and I in silence, our eyes lost among the constellations. The shooting stars felt like messages someone was throwing down to us from above. On the night of San Lorenzo (St. Lawrence's Night/Perseids), the sky was so vivid that some stars were burning bright. We talked about the universe, but not the way people usually do. They were conversations that seemed to come from some deeper place: questions about existence, about who or what might be moving through spaces none of us will ever see. And in the midst of all this, one realization: that during the day, we get lost in thoughts so small that they leave no trace. Then, walking through the towns, I would observe people: many with their gaze fixed on the ground, as if the sky were a secret reserved only for those who dare to look up.»

C'È QUALCOSA CHE CAMBIERESTI DI QUESTO VIAGGIO? IS THERE ANYTHING YOU WOULD CHANGE ABOUT THIS TRIP?

«Forse una sola: non mi sarei fermato. Ogni tanto mi domando cosa sarebbe accaduto se avessimo continuato a scorrere sull’asfalto. Ma lo so: ogni viaggio ha il suo inizio e la sua fine.Dopo 2700 km a fare 50 km al giorno, non è più solo fatica: è un modo di vivere. Ti svegli presto, sali sullo skate, spingi. E ti serve, ti fa stare bene. Il 12 settembre siamo arrivati a Finale. E lì è arrivato il vuoto. Una specie di down. Mi ci sono voluti giorni per realizzare davvero cosa avevamo vissuto. In viaggio il tempo cambia: rallenta, si allarga. Ogni giorno era talmente pieno che la sera ci sorprendevamo a dire: “Incredibile che quella cosa sia successa stamattina.” Tanto che la mattina dopo, senza pensarci, ho fatto 12 km. Era diventato parte di me. Avevo bisogno di sentire di nuovo quella spinta.» «Maybe just one thing: I wouldn't have stopped. Every now and then, I wonder what would have happened if we had kept rolling on the asphalt. But I know: every journey has its beginning and its end.After 2700km, doing 50km a day, it's no longer just fatigue: it’s a way of living. You wake up early, get on the board, push. And you need it, it makes you feel good. We arrived in Finale Ligure on September 12th. And that’s when the void arrived. A kind of down. It took me days to truly realize what we had lived through. Time changes when you're traveling: it slows down, it widens. Every day was so full that in the evening we were surprised to say: 'It's incredible that that thing happened this morning.'So much so that the morning after, without thinking, I did 12km. It had become a part of me. I needed to feel that push again.»

COME HAI VISSUTO IL MOMENTO DI NOTORIETÀ? HOW DID YOU EXPERIENCE THE MOMENT OF NOTORIETY?

«È stato sorprendente. I giornali ne hanno parlato: La Stampa, Il Secolo, anche testate portoghesi, e quando siamo arrivati, la notizia era già ovunque. La gente veniva da me, si congratulava, e mi ha fatto piacere. Quello che però mi ha colpito più di tutto è stata una frase che mi ripetevano spesso: “Complimenti per il coraggio”. Ci ho riflettuto molto, perché io non mi ero mai sentito particolarmente coraggioso. Avevo solo bisogno di farlo, e l’ho fatto. Di tutto questo, la cosa che mi rende più grato è pensare di aver motivato anche solo una persona. Perché con un po’ di coraggio e di motivazione puoi davvero muoverti, in qualsiasi ambito della vita. Siamo spesso bloccati dalla paura di sbagliare, ma dentro abbiamo un potenziale enorme.» «It was surprising. Newspapers talked about it: La Stampa, Il Secolo, even Portuguese papers, and by the time we arrived, the news was already everywhere. People came up to me, congratulated me, and I was pleased. But what struck me most of all was a phrase they often repeated to me: "Congratulations for your courage." I reflected on it a lot, because I had never felt particularly courageous. I just needed to do it, and I did it. Of all this, the thing that makes me most grateful is the thought that I may have motivated even just one person. Because with a little bit of courage and motivation, you can truly move, in any area of life. We are often blocked by the fear of making mistakes, but within us, we have enormous potential.»

CREDI CHE LO SKATE ABBIA IN QUALCHE MODO INFLUENZATO QUESTO VIAGGIO? DO YOU THINK SKATEBOARDING INFLUENCED THIS TRIP IN ANY WAY?

«Noi skater abbiamo un modo nostro di guardare il mondo. Le città non le attraversiamo: le leggiamo. Forse è questo che ha influenzato il viaggio: la capacità di vedere oltre l’apparenza. Di trasformare qualcosa di semplice una strada, un’idea, una linea retta sulla mappa in uno spazio di creatività. E credo che proprio questa visione, questo modo “laterale” di osservare le cose, mi abbia portato a percepire il viaggio non come un percorso da seguire, ma come uno strumento. Un catalizzatore della mia immaginazione. Lo skate, alla fine, ti insegna sempre la stessa cosa: che anche nella realtà più rigida c’è un varco, un passaggio nascosto, un movimento possibile. E forse è da lì che nasce tutto.» «We skaters have our own way of looking at the world. We don't just cross cities: we read them. Perhaps this is what influenced the trip: the ability to see beyond appearances. To transform something simple a road, an idea, a straight line on a map into a space for creativity. And I believe that this very vision, this "lateral" way of observing things, led me to perceive the journey not as a path to follow, but as a tool. A catalyst for my imagination. In the end, skateboarding always teaches you the same thing: that even in the most rigid reality there is a gap, a hidden passage, a possible movement. And maybe that's where everything is born.»

COSA TI HA LASCIATO QUESTO VIAGGIO? WHAT DID THIS TRIP LEAVE YOU WITH?

«Ci penso spesso... È stato un viaggio incredibile, ma anche molto faticoso: ogni giorno facevamo cinquanta chilometri, sempre in movimento, notte e giorno. Abbiamo passato situazioni pericolose, incontrato cani randagi, persone che ci suonavano dietro dicendo che eravamo matti. Alla fine, tutto questo mi ha portato a un concetto semplice ma potente: nulla è impossibile, se hai immaginazione e il coraggio di buttarti. E soprattutto ho riscoperto qualcosa che avevo dimenticato: lo stare nel presente, Per Davvero.» «I think about it often... It was an incredible journey, but also very exhausting: every day we covered fifty kilometers, always moving, night and day. We went through dangerous situations, met stray dogs, people who honked at us, calling us crazy. In the end, all of this led me to a simple but powerful concept: nothing is impossible, if you have imagination and the courage to take the leap. And above all, I rediscovered something I had forgotten: to truly be in the present.»

ASSESSORE, RICONVERTIRE UN PROGETTO PNRR PER CREARE UNO SKATEPARK INDOOR È UNA SCELTA DI ROTTURA. QUAL È STATA LA SCINTILLA POLITICA CHE VI HA CONVINTO CHE QUESTA FOSSE LA SCOMMESSA GIUSTA, PIUTTOSTO CHE RIPIEGARE SU IMPIANTI TRADIZIONALI?

Francesco Rossello «Tra i nostri obiettivi, abbiamo quello di creare delle strutture per i giovani. Uno dei temi di cui si discute tanto in città è come mai i ragazzi si allontanano e vanno fuori; è un problema complesso, che riguarda le opportunità occupazionali, di crescita e di opportunità. Non si cambia tutto con uno skatepark, però immaginare la città anche in funzione di quello che potrebbe servire tra qualche anno era uno dei traguardi che ci eravamo dati. Trattandosi di un finanziamento PNRR destinato specificamente a una struttura sportiva, le alternative a nostra disposizione erano due: realizzare una classica palestra polifunzionale per la quale riceviamo numerose richieste, specialmente per le arti marziali e la ginnastica posturale oppure scommettere su qualcosa di innovativo, capace di diventare un polo d'attrazione anche per chi viene da fuori città. Dopo un’attenta valutazione e un percorso partecipativo in cui abbiamo consultato diverse realtà, la scelta è ricaduta sullo skatepark. Sapevamo che era un rischio, perché il percorso documentale per un progetto simile è lungo. Da tempo riceviamo critiche, ma arrivano da quella parte di città che non vuole guardare al futuro e punta solo a conservare; noi invece siamo molto orgogliosi di questa scelta. C'era da ricordare che l'area ha un cosiddetto vincolo monumentale, trovandosi all'interno della fortezza del Priamar. La Soprintendenza ai beni architettonici, che è l’ente preposto alla tutela dei beni circostanti, inizialmente aveva espresso pareri molto restrittivi, ma noi abbiamo insistito per utilizzare il finanziamento per rigenerare invece di demolire tutto. Alla fine l’accordo ha previsto di ridurre i volumi dello stabile, abbattendo la parte dove c’erano gli spogliatoi della piscina.»

APPROVARE UN PROGETTO COSÌ INNOVATIVO E "FUORI DAGLI SCHEMI" NON È MAI SCONTATO IN UNA PUBBLICA AMMINISTRAZIONE. COME È RIUSCITO A CONVINCERE LA GIUNTA E A COSTRUIRE IL CONSENSO NECESSARIO PER TRASFORMARE QUESTA VISIONE IN UNA SCELTA CONDIVISA DA TUTTI?

Francesco Rossello «In realtà non abbiamo dovuto fare alcuno sforzo. Abbiamo deciso di avviare un percorso partecipativo coinvolgendo molte società; diverse realtà ci spingevano verso una palestra tradizionale, ma abbiamo deciso di puntare su una struttura che sarà l’unica ad avere una "bowl" al coperto di questo livello. Questo progetto si inserisce in un’area di trasformazione molto più ampia: al di sotto ci sarà una spiaggia libera attrezzata con campi da beach volley e verranno completamente ristrutturati i giardini esterni. La cosa innovativa è che negli spazi fuori dallo skatepark inseriremo arredi urbani progettati appositamente per lo street skating. Vogliamo ricreare l'effetto di Piazza del Brandale, ma in modo ragionato: non per caso o per occupazione spontanea, ma come scelta architettonica precisa.»

UN INTERVENTO DI QUESTA PORTATA AL PRIAMAR RAPPRESENTA UNA DELLE SFIDE PIÙ AMBIOZIOSE PER LA CITTÀ. PUÒ SPIEGARCI COME SIETE RIUSCITI A FAR CONVERGERE I FONDI PNRR CON LE RISORSE DEL BILANCIO COMUNALE E PERCHÉ, DAL PUNTO DI VISTA DELLA SOSTENIBILITÀ, QUESTA SCELTA È STATA PREFERITA AL RECUPERO DI PROGETTI PRECEDENTI COME LA PISCINA?

Francesco Rossello «La strategia è stata molto chiara: abbiamo utilizzato il PNRR come motore per il recupero strutturale. Parliamo di un’operazione da 2,2 milioni di euro, sostenuta per 1,85 milioni dai fondi europei e per la restante parte dal Comune, necessari per smantellare il vecchio e mettere in sicurezza l'immobile. Abbiamo scelto di non proseguire con l'idea della piscina in quell'area perché i costi di gestione sarebbero stati insostenibili per le casse comunali; abbiamo preferito ottimizzare le risorse puntando sul secondo lotto della piscina Zanelli. Per il Priamar, invece, il Comune ha deciso di investire con convinzione ulteriori 885.000 euro di risorse proprie. Questi fondi non sono solo per il cemento, ma per l'anima del progetto: la Bowl, gli interventi per l’accessibilità e i sistemi di risalita per atleti con disabilità. È un investimento sulla qualità che trasforma un recupero edilizio in un polo sportivo di eccellenza internazionale.»

OLTRE ALLA PARTE TECNICA PER GLI ATLETI, IL PROGETTO PREVEDE UN BAR E UNA TERRAZZA. COME È STATA STUDIATA LA DISTRIBUZIONE DEGLI SPAZI INTERNI PER PERMETTERE A CHI NON PRATICA SKATE DI VIVERE LA STRUTTURA?

Francesco Rossello «Inizialmente la visione era più ampia: volevamo ricavare spazi per palestrine e aule per la street art negli ex spogliatoi. Tuttavia, il confronto con la Soprintendenza ai beni architettonici è stato serrato e ci hanno imposto di demolire tutta quella volumetria. È stato un momento difficile del progetto, ma siamo riusciti a salvare l'area bar. Per compensare la perdita degli spazi interni, abbiamo avuto l'intuizione di rendere calpestabile il tetto, trasformandolo in una terrazza panoramica che affaccia direttamente sul Priamar.»

NEL 2027 SAVONA E LA LIGURIA AVRANNO FINALMENTE UN NUOVO SKATEPARK INDOOR, GRAZIE ANCHE AI FONDI PNRR. CONSIGLIERI COMUNALI, QUANTO È STATO IMPEGNATIVO RACCOGLIERE E SOSTENERE QUESTA SFIDA?

Luca Burlando «È stato estremamente impegnativo raccogliere questa sfida. Ogni volta che una città compie scelte d'investimento, e quelle legate al PNRR sono state tra le più imponenti che ricordiamo negli ultimi anni a Savona, è inevitabile doversi confrontare con numerose urgenze. Riuscire a inserire tra gli obiettivi principali un impianto sportivo rivolto alle nuove generazioni, e a discipline che oggi in città è complesso praticare, ha rappresentato una prova difficile. Tuttavia, la presenza di molti consiglieri giovani in questa legislatura ha permesso di integrare nuove prospettive nell'agenda di tutta l'amministrazione comunale.»

Massimiliano Carpano «Oltre alla sfida politica, è stata fondamentale la coerenza con il luogo scelto per destinare questi fondi. Abbiamo voluto creare le condizioni affinché la città avesse sia un nuovo polo sportivo indoor al Priamar, sia la continuità dei servizi acquatici vicino alla Zanelli. Convertire una struttura vincolata verso le reali necessità dei cittadini è stato l'aspetto più impegnativo, ma anche quello di cui siamo più orgogliosi.»

COSA VUOL DIRE PER SAVONA DOTARSI DI UN IMPIANTO MODERNO DEDICATO AD UNO SPORT CHE DAL 2020 È ASSURTO A DISCIPLINA OLIMPICA?

Massimiliano Carpano «È un modo per restituire qualcosa a una comunità, come quella degli skater, che per tanti anni è stata "ghettizzata". Questo progetto dà finalmente loro lo spazio che meritano, con la speranza che il movimento possa crescere e che da lì nascano nuove generazioni di campioni savonesi... e chissà, magari un giorno vederli alle Olimpiadi.»

IN UN CONTESTO POLITICO DOVE OGNI DECISIONE PUÒ INNESCARE FRIZIONI O RESISTENZE, SOPRATTUTTO SU PROGETTI NON CONVENZIONALI COME LO SKATEPARK, COSA VI HA DATO LA SICUREZZA E LA VISIONE PER SOSTENERE CON TALE FERMEZZA QUESTA INIZIATIVA, NEUTRALIZZANDO SUL NASCERE POSSIBILI OBIEZIONI?

Luca Burlando «Lo Skatepark si inserisce in un quadro molto più ampio. Noi consiglieri giovani siamo cresciuti in questa città e per anni abbiamo mosso critiche dure e ferme a Savona, soprattutto su come accoglie e intrattiene le nuove generazioni. Il Prolungamento è un pezzo di città che chiunque veda per la prima volta ci invidia, ma non era mantenuto nel migliore dei modi. Aveva necessità di un intervento completo: con tre o quattro interventi importanti, lo Skatepark, la riqualificazione della spiaggia e, proprio in questi giorni, quella dei giardini, stiamo ridando a quel luogo un ruolo centrale. Poi arriverà anche la ricostruzione della parte dietro alla piscina come sede per le associazioni. Si ridà vita a quel quadrante con un focus su sport e giovani, temi che abbiamo portato avanti con forza. È stato questo insieme di fattori a convincere la Giunta, che è stata molto 'sul pezzo' nel portare avanti le idee in tempi brevi.»

Massimiliano Carpano «C’è una visione chiara per il Prolungamento e per la trasformazione dell’ex piscina in skatepark. Secondo me, però, serve anche molta attenzione da parte nostra: dobbiamo lavorare sodo nel periodo che manca all’apertura affinché quel contenitore sia pieno di persone. Servono iniziative legate ai ragazzi, promozione del mondo skate e sostegno alle realtà che già vivono Savona. Con lo Street Fest abbiamo cercato in questi anni, grazie alla presenza degli skater, di dimostrare che lo skateboard è presente e capace di attirare le masse: ricordiamo che quest'anno centinaia di persone si sono fermate a guardare il contest al Prolungamento. Dobbiamo presidiare bene questo periodo di attesa per attirare più appassionati possibili e far conoscere il fatto che a Savona si sta creando un’esperienza unica.»

INDIPENDENTEMENTE DAI NUMEROSI DETRATTORI, AVETE RICEVUTO IL SOSTEGNO E LA COLLABORAZIONE DEI PRATICANTI?

Massimiliano Carpano «C'è stata una grande collaborazione da parte dei praticanti fin dall'inizio; anzi, è proprio questo uno dei motivi per cui si è scelto di puntare su uno skatepark indoor. Inizialmente i ragazzi si sono avvicinati per chiedere spazi e sostegno per la realtà dello skateboard a Savona; quando si è presentata l’occasione del bando indoor, abbiamo deciso di coglierla insieme a loro: Emanuele Mensi, Silvio Ottonello, Niccolò Setzu, Lorenzo Pera e Francesco Ferro. Grazie ai loro consigli tecnici, siamo riusciti a progettare una struttura che avesse una collocazione importante e che fosse davvero funzionale per tutta la comunità. Questo sostegno reciproco c'è stato sul progetto, sull'avvicinamento dei giovani a questa disciplina e sulle iniziative fatte finora: e così dovrà continuare a essere in futuro.»

Luca Burlando «Aggiungo e allargo il campo: avendo organizzato un festival che unisce diverse tematiche urban, per noi era fondamentale dimostrare che questa volta non eravamo noi a chiedere qualcosa, ma eravamo noi a offrire spazi affinché queste discipline, dai graffiti a tutta la parte culturale, potessero avere uno sbocco. Il festival è stato il modo per concretizzare tante progettazioni che a Savona erano già vive in piccoli settori, ma che non avevano i luoghi per esplodere. Lo Skatepark arriva con la consapevolezza che c'è un fermento culturale finora inesplorato. Faccio l’esempio dei graffiti: fino a pochi anni fa dare muri importanti in centro per realizzare opere sembrava impensabile e ancora oggi alcuni colleghi in Consiglio contestano queste scelte. Eppure, abbiamo creato dei piccoli gioielli, delle opere d’arte. Anche lo Skatepark sarà un gioiellino: non potevamo farlo da soli, chi lo vive ogni giorno doveva essere protagonista. Il nostro lavoro è stato metterli al centro.»

QUANTO È IMPORTANTE LA REALIZZAZIONE DI UN NUOVO POLO SPORTIVO FOCALIZZATO SULL’AGGREGAZIONE “IN PRESENZA” DI ATLETI ESPERTI, APPASSIONATI, MA ANCHE NUOVE GENERAZIONI CHE VOGLIONO AVVICINARSI A QUESTA REALTÀ?

Luca Burlando «Offrire un’ampia scelta di discipline in impianti adeguati è fondamentale per garantire spazi di aggregazione reali alla nostra città. Nei prossimi anni il nostro impegno sarà proprio quello di ampliare ulteriormente questa offerta: abbiamo ragionato, ad esempio, sull'inserimento di un muro di arrampicata e sul dare sbocco a nuove discipline urban. Portare queste realtà a Savona è una strategia precisa: è un modo per attirare sempre più sportivi nella nostra città, un valore aggiunto che si rivela estremamente utile per tutto il territorio.»

Massimiliano Carpano «La gente spesso non considera il circuito economico che una disciplina come lo skateboard può generare. Diventare un punto di riferimento, specialmente d'inverno, è fondamentale: se d'estate Savona è viva, d'inverno fatica ad attirare persone in certe zone. Un polo sportivo moderno, con un bar, un terrazzo e una sua sostenibilità economica, può fare la differenza. Spero che questo diventi un volano per far rinascere la cultura legata allo skateboard e rilanciare i negozi di settore che negli anni hanno chiuso per mancanza di luoghi in cui i ragazzi potessero identificarsi. Dobbiamo far coesistere tutte le discipline su ruote, senza limitazioni, creando un vero scambio tra sport. L'obiettivo è far vivere questo luogo il più possibile, attirando le nuove generazioni e, perché no, entrando in futuro anche nelle scuole per far conoscere queste realtà ai giovani.»

ELEMENTI CHIAVE DEL PROGETTO SONO STATI LA SOSTENIBILITÀ E L’INCLUSIVITÀ, POTETE RIASSUMERE GLI ASPETTI PIÙ SIGNIFICATIVI?

Massimiliano Carpano «Come abbiamo sottolineato, l’impianto sorge accanto alla Fortezza del Priamar: è stato fondamentale coniugare gli interventi finanziati dal PNRR con il contesto storico, minimizzando l’impatto visivo per far sì che queste due realtà convivano armoniosamente. È stato fatto un ottimo lavoro. Speriamo che diventi un luogo vissuto tutto l’anno, un centro di aggregazione grazie al bar e alle altre attività interne. È una vera rivoluzione per il Prolungamento: con la riqualificazione dell’ultimo lotto, inseriremo aree verdi, un campo da basket e la nuova piscina accanto alla Zanelli. Inoltre, la gestione della spiaggia sotto il Priamar includerà campi da beach volley. Per noi, quell'area è la chiave per cambiare il volto della città e la sua attrattività.»

Luca burlando «È stato un lavoro volto alla massima inclusività. Nonostante i limiti strutturali di un impianto concepito negli anni '70, abbiamo collaborato con chi vive lo sport a 360° per adattare la struttura a ogni necessità, rendendola davvero aperta a tutti. Fin dall’inizio abbiamo adottato una visione complessiva: il nostro obiettivo è trasformare il Prolungamento in un gioiellino di cui andare orgogliosi, un’area verde affacciata sul mare capace di offrire spazi concreti alle nuove generazioni.»

«Di seguito trovate alcune foto di repertorio che ripercorrono oltre 30 anni di skateboarding savonese.»

Savona-Prolungamento (1999)